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Delle numerose
fontane che ornavano la città
le più antiche e pregevoli sono
quelle di Orione e di Nettuno. Risalgono
alla seconda meta' del secolo XVI e
sono espressione del migliore manierismo
michelangiolesco. La fontana di Orione
è situata di fronte al Duomo.
Superba opera di fra Giovanni Angelo
Montorsoli, dei servi di Maria che,
dopo aver lavorato con Michelangelo
in Firenze fu chiamato a Messina per
le opere del Duomo.
Qui lavorò molto,
ma di complete non restano che le due
fonte. Tornò a Firenze ove morì
nel 1563. La Fontana di Orione, sita
un pò di sghembo rispetto alla
facciata della chiesa, ma in asse con
la via Primo Settembre (antica via Austria)
ala quale fa da pittoresco sfondo.
Alla sua costruzione
il Montorsoli fù coadiuvato dallo
scienziato messinese Francesco Maurolico
per la scelta delle raffigurazioni mitologiche,
il Maurolico è l'autore inoltre
delle iscrizioni latine poste sulla
fontana. Fu voluta dal Senato Messinese
nel 1547 per celebrare la costruzione
dell'acquedotto sul torrente Camaro
e fu ultimata nel 1553. Lo schema compositivo
della fontana è a forma di piramide
su di un basamento poligonale di dodici
lati dove ci sono quattro vasche dentro
le quali versano acqua dalle anfore
quattro statue maschili, adagiate sul
fianco.
Esse rappresentano quattro
fiumi: il Nilo, il Tevere, l'Ebro ed
il Camaro. Il bordo della vasca è
ornato di formelle rettangolari ed ovali
raccordate da cornici ed elementi decorativi.
Sotto ogni simulacro fluviale sono apposti
distici latini che illustrano i simboli
ed i bassorilievi scolpiti; ai lati
di ognuno di essi sono due targhe ovali
anch'esse istoriate.
E così, nella
formella sotto la statua che simboleggia
il Nilo è scolpito il fiume come
gigante disteso tra palle e canne, con
sette puttini (le sette bocche del delta)
variamente posti, forse ispirato dall'ellenistico
Nilo dei musei vaticani; nelle targhe
ovali è rappresentato Aci (amante
di Galatea) lapidato da Polifemo, da
una parte, dall'altra l'idillio di Pomona
e Vertunnio. Sotto la statua del Tevere
è incisa la lupa con i gemelli
e nelle contigue targhe Narciso trasformato
in fonte e Atteone trasformato in cervo
di fronte a Diana, candidamente nuda
al bagno. Poi, sotto il fiume Ebro sono
scolpiti l'Aquila spagnola e le Colonne
d'Ercole, Atlante da una parte e dall'altra
Ercole e le Ninfee nel Giardino delle
Esperidi; nelle targhe Pegaso che sale
in Elicona per farvi sgorgare l'Ippocrene
ed Europa rapita dal toro. Sotto la
quarta statua, raffigurante il Camaro,
assai modesto torrente messinese di
fronte ai grandi fiumi è scolpita
una porta della città con una
immagine femminile rappresentante Messina
in atto di invitare il fiume ad immettersi;
nelle formelle è narrata la morte
di Frisso ed Elle sull'Ariete d'Oro
mentre sprofondano nel mare che da Elle
appunto prese il nome.
Otto mostri marini in
pietra scura completano e ravvivano
con la diversa tonalità di colore
la conca marmorea.
Al centro di essa un
dado prismatico reca agli spigoli quattro
sirene alate, e ancora di quattro figure
ognuno si compongono i gruppi dei piani
sovrastanti; i tritoni-cariatidi che
fanno da base alla prima tazza, ornata
di motivi rinascimentali e di Meduse
idrofore, le cui chiome anguicrinite
si intrecciano sull'orlo circolare della
coppa; le Najadi, che con aggraziato
movimento di danza reggono la seconda
tazza; i Putti, in leggiadrissimi atteggiamenti,
sulle cui spalle poggia un supporto
emisferico. Su questo, infine, si eleva
Orione, col cane Sirio, la mano destra
aperta in segno di saluto e la sinistra
appoggiata allo scudo, nel quale campeggia
lo stemma di Messina. Ammiratissima
e celebrata dagli scrittori coevi quando
fu costruita per la suprema eleganza
stilistica, la fontana ha avuto giudizi
unanimi, altamente laudativi, dalla
critica moderna. |